mercoledì 12 novembre 2014

PRATO-SARAJEVO ART INVASION | 10 GIOVANI ARTISTI INVADONO PRATO

Bojan Stojcic, La storia appartiene alla pietra, il futuro al vento, ph Andrea AbatiUn progetto di residenza per giovani artisti attivi in Toscana e in Bosnia culmina in un’azione pubblica che coinvolge tutta la città di Prato.
Prato, giovedì 12.06.2014 ore 17-23, percorso pubblico di interventi e azioni
Il progetto Prato-Sarajevo ART INVASION nasce nell’aprile 2014 con l’obiettivo di individuare un percorso non convenzionale fatto di azioni, interventi, residenze e incursioni sul territorio per una riflessione estesa sulla contemporaneità, al fine di stimolare un pubblico non necessariamente “addetto ai lavori”.
Olga Pavlenko, Quel che forse non c'era, installazione, ph Andrea AbatiNella giornata del 12 giugno 2014 è stato realizzato un percorso urbano in cui, mappa alla mano, sono state presentate al pubblico tutte le opere dei 10 giovani artisti under 35 in residenza, al fine di condividere in un unico momento questa esperienza, restituendola al territorio che li ha ospitati.
Alle ore 17:00  l’incontro è fissato alla Porta Leone, dove una navetta aspetta i visitatori per scortarli nelle varie tappe disseminate in tutta la città, dai luoghi classci del centro storico alle zone meno conosciute.
Valentina Lapolla, Sarajevo Walking Tours, performance, ph Andrea AbatiSull’autobus urbano troviamo l’opera di  Olga Pavlenko (Kherson-Ucraina 1982), Quello che forse non c’era , frutto di una ricerca sulle aspettative future delle nuove generazioni, ma anche sui legami familiari del passato; è stato perciò significativoin quest’ottica rivolgersi a giovani di età compresa tra i 14 e i 20 anni – che meglio rappresentano anagraficamente questo passaggio – chiedendo loro di associare ad ogni lettera dell’alfabeto una parola che traducesse nell’immaginario la città di Prato, creando una sorta di abbecedario stampato sulla fiancata dell’autobus, quasi fosse un tracciato alternativo e in movimento. Una città che diventa dunque percorso e parola in un continuum tra passato, presente e futuro.
Virginia Zanetti, Vissi d'Arte, installazione audio-video e performance - ph Andrea AbatiLa seconda tappa ci porta ai giardini pubblici di Via Colombo dove troviamo l’installazioneCamera Obscura di Emma Grosbois (Rennes-France,1985). L’artista costruisce una camera oscura permettendo al pubblico di avere una visione nuova sullo spazio intorno ed entrare fisicamente nell’immagine, poco nitida e capovolta, interrogandosi sullo spazio e sul tempo, facendo cortocircuitare in maniera ancora più netta l’idea di realtà e di osservazione/rappresentazione.
Virginia Zanetti, Vissi d'Arte, installazione audio-video e performance, ph Andrea AbatiAl Cinema Borsi, storico cinema d’essai dismesso, possiamo vedere la video installazione di Virginia Zanetti(Fiesole,1981), Vissi d’Arte, in cui, in luoghi dove la bellezza sembra ormai essersi smarrita, compare un soprano che d’improvviso intona l’aria dellaTosca di  Giacomo Puccini: il canto lirico inserito in un contesto inusuale permette all’arte di riacquistare  il proprio potere di cambiamento e simbiosi con il contesto. Di fronte al cantiere del Museo Pecci – simbolo culturale della città – ad accompagnare la video installazione, un’immagine della locandina del “film” della cantante lirica in atto performativo. La difficoltà di un tempo contemporaneo è esemplificata dall’eccezionale riapertura della sala cinematografica, che mette in scena la bellezza che ritorna a vivere nel quotidiano urbano.
Gaetano Cunsolo, Laboratorio di autocostruzione per un rifugio, ph Andrea AbatiIl lavoro di LOri Lako (Pogradec-Albania,1991) si sviluppa in due punti significativi della città di Prato, ovvero Porta San Fabiano e il sottopassaggio ferroviario del cantiere. Partendo da un’indagine sul territorio e grazie all’apporto dei cittadini, vengono scelti due punti del contesto urbano che, di fatto, rappresentano uno spartiacque, una divisione tra due parti di territorio percepite come dissimili. Unendo due memorie storiche diverse, Lori agisce sulle fratture del suolo presenti in questi due punti per intervenire sul presente: da una parte riprende le rose di Sarajevo (spaccature presenti sul suolo bosniaco a causa della guerra civile) riempiendole con vernice rossa a simbolo del sangue versato,  dall’altra, recupera la filosofia orientale della palingenesi, ovvero la pratica del Kitsungi (l’arte di riparare con oro oggetti rotti), tramite cui la ferita viene impreziosita e quindi valorizzata.
Giacomo Laser e Giulia Del Piero, El Cosmógrafo, video, ph Andrea AbatiFrancesca Banchelli (Arezzo,1981) ricontestualizza nella città di Prato una serie di eventi del film Le Pont Du Nord (1981) di Jacques Rivette in cui le strade di Parigi si fanno da emblema della città, visionabili sia dal vivo che in live streaming. I protagonisti di Fetching Bridges (Endlessly) si addentrano in un agglomerato urbano comune ad ogni città, in cui la realtà e la sua rappresentazione scenica entrano in contatto tramite il gioco della doppia visione. Endlessly saranno gli stessi eventi che, come parti estrapolate dal film e ritrasmesse in un contesto originario e reale, rimangono senza inizio né fine.
Francesca Banchelli, Fetching Bridges (endlessly), performance, ph Andrea AbatiDi fronte all’albergo Giugni, Valentina Lapolla (Prato,1979) ci introduce al suoSarajevo Walking Tours in cui ci accompagna in una visita guidata di una Sarajevo sovrapposta a Prato: percorsi che raccontano i monumenti, le leggende e le tradizioni della città bosniaca, ma all’interno di una città diversa. Un modo per conoscere qualcosa di più su una città distante, riscoprendola inaspettatamente nel quotidiano, facendo leva sull’immaginazione e riportando intriganti aneddoti, proprio come una vera guida.
Emma Grosbois, Camera Obscura, installazione, ph Andrea AbatiGaetano Cunsolo (Catania,1986) in seguito ad un Laboratorio di autocostruzione per un rifugio, costruisce un riparo coinvolgendo la comunità e in particolare i ragazzi del quartiere, creando uno spazio di protezione che si mantiene borderline, tra l’aspetto ludico e quello necessitario dovuto ad agenti esterni, ricostruendo l’architettura che diventa estensione corporea e ripensamento dell’esterno in modo mobile e mutevole.
Emma Grosbois, Camera Obscura, installazione, ph Andrea Abati.Al palazzo Vaj della Monash University viene proiettato il film documentario El Cosmografo di Giacomo Laser e Giulia Del Piero (Ivrea ,1985 – Bressanone, 1986) in cui assistiamo alle vicissitudini di un compositore intento a scrivere un’opera musicale utilizzando la città di Prato come spartito, traendo spunto sonoro dai mezzi pubblici al fine di creare un accompagnamento musicale ideale e quindi ri-diffonderlo attarverso il movimento.
Lori Lako, Oroa, installazione, ph Andrea AbatiLa performance di Lana Cmajcanin (Sarajevo,1983) , Made in Italy-Made out China, coinvolge lo spettatore che si trova di fronte ad un pattern come di una stoffa pregiata su di una parete, che viene improvvisamente strappata, squarciata dall’artista per rivelarci ciò che stava celato al nostro sguardo: una foto di una folla di cinesi. Prato è una città che si basa sul settore tessile. Negli ultimi anni la comunità cinese è cresciuta a tal punto da diventare la più grande comunità in Europa. In una città ormai costretta a fronteggiare la propria multiculturalità, si vengono a creare spesso difficoltà comunicative e di integrazione, in cui l’economia ufficiale (quella tessile pratese) tenta di celare una parte ormai importante del proprio tessuto sociale e di conseguenza economico, non riuscendo a vederne le possibili contingenze.
Lori Lako, Oroa, installazione, ph Andrea Abati.
Ultima tappa del percorso, La storia appartiene alla pietra, il futuro al vento è l’opera di Boajan Stojcic (Sarajevo,1988) scritta su un pallone areostatico, interpretando così le difficoltà di una città in bilico tra un futuro precario e un passato solido su cui fa ancora affidamento, ponendo l’accento sulle potenzialità della parola.

Nessun commento:

Posta un commento